L'avventura di Giuseppe Bucciarelli, un amico di Vel@liber@.


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Le foto finalmente!
Nei prossimi episodi le altre fantastiche foto.


Titoli
Ricordare poi...(1)
...QUESTO SONO IO (GIUSEPPE BUCCIARELLI)
"Gio'! Ma moriremo?" "Non lo so Pattina! Non lo so...". Stavamo navigando davanti alla costa del nord Africa in un notte letteralmente buia e tempestosa. Le onde nere come un pensiero maligno sembravano immensi spettri ammantati di schiuma bianca che si lanciavano sulla Maruzza mentre il faro di capo Bon, in Tunisia sciabolava la notte e la pioggia torrenziale. Patrizia in realta' non era preoccupata, e neanche io. Cercava solamente di giocare un po' e rendere la situazione meno deprimente. Eravamo ormai da piu' di 30 ore in una perturbazione pazzesca di vento, mare e pioggia. Le onde che arrivavano da lontano si alzavano moltissimo in prossimita' della costa a causa della bassa piattaforma continentale africana e passavano sotto la Maruzza sollevandola di almeno 3 metri prima di disintegrarsi con un fragore di tuono sulle scogliere sottovento. Dentro, in cabina, era quasi tutto bagnato. Cerate, maglioni, berreti, pantaloni... Tutto bagnato. C'era una gran puzza di chiuso e Patrizia era buttata a prua col mal di mare. Quindi dovevo fare tutto io, cambi di vele, guardie, correzioni di rotta... Tutto!! E cominciavo ad essre stanco... "Ma come cavolo siamo capitati in questo casino...?". Le parole di Patrizia mi arrivarono dalla penombra della prua. Pareva stremata ma la sua voce era quella di sempre, allegra e capace di far passare il nervosismo a Belzebu'...
MARUZZA

Eravamo partiti da Tabarka, al confine algerino, 30 ore prima. Avevo lasciato la barca nel marina per l' inverno che avevo passato in Italia dividendomi tra Firenze e Napoli, tra i miei genitori e un po' di lavoro alla Stazione Zoologica "Anthon Dhorn". Eravamo tornati insieme in tunisia alla meta' di Marzo per fare carena e partire per Malta. Tunisi ci aveva accolto con un freddo allucinante e pioggia torrenziale. La strada tra tunisi e Tabarka, che abbiamo percorso a velocita' supersonica a bordo di una di quelle bare a 4 ruote che vogliono far passare per pulmini, era una specie di palude! I fiumi erano tutti straripati e le case allagate. Gli unici contenti erano gli uccelli acquatici che sguazzavano felici nei pantani... Sulle montagne c' era la neve, e io mi domandavo se avevamo preso il traghetto per il continente giusto... Appena arrivati facemmo una corsa al porto a salutare la Maruzza. La barca era la al suo ormeggio, la carena incrostata di alghe, ma nel complesso ci sembro' tutto in ordine. La pioggia veniva giu' a catinelle. "Gio'! Muoviamoci da qui...Alla barca ci penseremo dopo!! Qui finisce che ci prende un accidente...". Patrizia aveva ragione, faceva freddo e nevischiava. Raccogliemmo tutto e ce ne andammo all' hotel Corallo, il piu' economico del porto... Infatti aveva i vetri delle finestre rotti, acqua fredda e un bagno che non veniva pulito dai tempi di Annibale! "Dai Pat! E' solo per stanotte!! Domani siamo di nuovo sulla barca...". Patrizia e' una persona che ha dormito su un tetto di una casa a Damasco e nel deserto in una tenda di pastori. Sapevo che non ci sarebbero stati problemi per lei, ma cercavo di essere confortante...

PESCATORI DI POLPI A DJERBA

"Cavolo Gio'!! C' e' acqua qui sotto il pagliolo..." "Lo so Pat... E' il solito maledetto problema... Entra dal gavone dell' ancora e finisce qui dentro, non e' una cosa seria..." Era un problema invece. L' acqua entrava in sentina, la riempiva e quindi entrava nei gavoni distruggendo pasta, cibo e tutto quello che trovava... Mi misi alla pompa e in 15 secondi avevo fatto il lavoro. "Bisogna risolverla 'sta cosa pero'" "Si, bisogna..." La Maruzza navigava di bolina, saliva sulle onde ripide e precipitava nel cavo tagliando il mare con un botto secco che sembrava il colpo di una scure. Su, su, su, pausa, vuoto,BANG! Su, su, su, pausa, vuoto, BANG!!! Capo Bon era ormai sulla scia dietro di noi e Kelibia solo a 15 di miglia difronte alla prua. La notte era buia e il mare troppo grosso per pensare davvero di entrare in un porto. La costa sembrava dannatamente vicina e c' erano delle luci sull' acqua che non riuscivo a identificare. Tutte le volte che aprivo il tambuccio per prendere dei rilevamenti pioveva dentro una cascata di pioggia. No, non era possibile avvicinarsi di piu' alla costa... "Pat, esco, viro, andiamo a largo per 3 ore e poi ci mettiamo alla cappa per aspettare l' alba. Qui e' troppo tutto un casino...". Da prua mi arrivo' una specie di sospiro rassegnato. Ma la fuori e' cosi'... decide sempre il mare e io devo solo stare al gioco e resistere fino alla fine. Mi arrampicai sul tetto della cabina e poi giu' in pozzetto, raggiunsi Giacomo, il timone a vento che mi sono costruito, scollegai i cavetti e virai. Rimisi a segno il fiocco e collegai di nuovo Giacomo alla barra. Asesso eravamo su un bordo che ci avrebbe portato verso il largo. Fuori era bello. Le onde arrivavano veloci, ci sollevavano e poi scorrevano via passando sotto la chiglia. Sembravanodei tori in un' arena che caricavano a testa basta senza mai riuscire a colpirci. Qui e la qualche piccolo frangente rombava minaccioso accendendo l' acqua di fosforescenze misteriose. La barca procedeva un po' sbandata, adagiata sulla sua pancia come un grosso pesce. Portava se stessa lontano dai guai con la calma di un ruminante e la forza di un asinello cocciuto... "Non aver paura marinaio, entra nella mia pancia. Questo non e' il tuo mondo. Lascia che sia io ad attraversare il mare per te, lascia che ti porti lontano dalle roccie fino alle acque sicure" questo mi diceva la Maruzza mentre saliva sulle onde, lenta e caparbia, agile e sicura affondando la prua nel nero della notte. Io ero assolutamente affascinato. "Bastarda questa pioggia maledetta...". Non potevo davvere rimanere fuori. Entrai nella pancia della barca e chiusi il tambuccio.

Cominciammo i lavori sulla Maruzza in una bellissima giornata di primavera. Facemmo le poche centinaia di metri tra il marina di Tabarka e il cantiere e ci mettemmo in attesa della gru. La gru era una cosa gigantesca utilizzata per i pescherecci oceanici.... Faceva paura a vederla! "Ma siete sicuri che la barca non mi cade di lato?? Le fasce sono cosi' distanti tra loro..." Ero abbastanza preoccupato! "Ma no amico mio! Facciamo questo lavoro di continuo! La vedi quella barca la? L' abbiamo tirata su la settimana scorsa!!" "Ma quella sara' 14 metri..." Dannazione! In che cavolo di pasticcio mi sono cacciato... Del resto c' era poco da fare. Quello era l' unico cantiere nelle vicinanze, e quindi la Maruzza doveva essere alata per forza li... La gru intanto era arrivata e gli addetti posizionarono le fasce sotto la pancia della barca. Quando tutto fu in ordine le fasce cominciarono a sollevarsi piano fino a che non entrarono in tensione schioccando e gemendo. La Maruzza, completamente sconcertata, comincio' a sollevarsi sull' acqua. Ma che diavolo mi fate, razza di screanzati! Mettetemi giu' che mi vedete il disotto e mi vergogno!!! Ignorammo le sue proteste e la portammo piano fino a un angolo dell' immenso piazzale dove fu, non senza un bel po' di sforzi, posizionata sul suo invaso fatto di tronchi di eucalipto. I giorni seguenti pulimmo la carena e stuccamo le parti di gel coat che avevano bisogno di una sistemata, mettemo due mani di antivegetativa, controllammo tutto l' albero e le sartie, lucidammo lo scafo e la coperta, oliammo con amore le parti di legno e nel giro di una settimana la Maruzza sembrava nuova di zecca!!! Facemmo il percorso inverso con la gru e finalmente la barca era di nuovo in mare, pronta a portarci dove avremmo voluto. Tornammo al marina dove lasciammo la barca per qualche giorno per fare provviste e salutare gli amici. Sulla banchina del marina ci aspettava Giuseppe, il comandante di un peschereccio oceanico battente bandiera senegalese in attesa dei documenti per poter pescare in acque tunisine. Giuseppe e' basso, tarchiato, ha i capelli lunghi che gli scendono dietro la nuca ed e' solido come un frangifluttui. Un bel paio di baffoni gli mascherano i denti scuriti dal fumo e i suoi occhi guizzano in ogni direzione come se stesse sempre guardandosi le spalle. Ci prese le cime e con un volteggio delle mani fece due gasse alle bitte. "Be'! Li aveti finiti i lavori?" "Che ti sembra Giuseppe, bella vero??" rispose Patrizia di rimando. "Mmmm, Bravi... Bravi...". Ce ne andammo a festeggiare al ristorantino all' angolo. E' il piu' buono di Tabarka, il piu' economico, e abbiamo fatto amicizia col cameriere, Ibrahim. Ibrahim ci accolse con un sorriso di ragazzo giovane e innocente. Ci sedemmo e prendemmo la solita insalata tunisina, harissa e costolette di agnello. Hibraim spari' dietro il banco e torno' dopo un po' con quello che avevamo ordinato piu' un paio uova e pesci fritti. "Questo lo offriamo noi! E poi volevo invitarvi a casa per cena. Mia madre fara' un cus cus di quelli veri, non la schifezza che trovate nei ristoranti!! Mi farebbe piacere che veniste...". Accettammo tutti contenti, e dopo aver mangiato come lupi salutammo Ibrahim e andammo al mercato a fare la spesa. Sulla strada inconrammi Giuseppe. Camminava a passo svelto dondolando le braccia avanti e indietro come se fossero pinne, guardandosi in giro furtivamente come se temesse di essere seguito. Sembrava come sempre che stesse andando a qualche urgentissimo e misterioso appuntamento segreto. Era capace di apparire in due posti diversissimi quasi contemporaneamente, lasciandoci sempre sconcertati. "Ue' Giuse'! Dovete ne vai cosi' di fretta??!!". "Mmmmm.... E che minchia ti interessa??". Giuseppe voleva fare il burbero ma aveva gli occhi che gli brillavano di sorrisi furbeschi. Ci passo' accanto come una saetta e spari' dietro un angolo del mercato. Il mercato coperto di Tabarka e' una specie di labirinto di odori, volti e gesti in cui fa piacere perdersi. Comprammo verdura, spezie, cus cus, pasta acqua e tutto quello che ci serviva. Sistemammo ben benino tutto quanto nei gavoni e io feci gli ultimi controlli alle luci di via, fonda e luce bussola. Mi accorsi che la luce di fonda non funzionava, e cosi' andai in testa d'albero a vedere che diavolo fosse successo. Patrizia tirava la drizza mentre io facevo del mio meglio per arranpicarmi, fino a che non mi sistemai per bene a lavorare. Giuseppe apparve d' improvviso piazzandosi sulla banchina a gambe divaricate e le braccia incrociate sul petto, considerando la mia situazione. Rimase li a guardare un po' e poi si rivolse a patrizia: " Patrizia!! Mooollalo!! Mi capisci a me quando parlo?? Moooollalo!!!". Mi sa che a Giuseppe piaceva Patrizia... La sera andammo da Ibrahim, dove fummo accolti come sceicchi. Il cus cus era fantastico, davvero il migliore mai mangiato. Cantammo, ridemmo e raccontammo storie fino a tardi. A notte fatta, stanchi e pieni come uova, tornammo in barca. Il giorno dopo saremmo dovuti partire...

KSAR IN TUNISIA